Itinerario a piedi nella Val Cannobina, Alto Verbano, pr. del Verbano-Cusio-Ossola.
PUNTO DI PARTENZA E ARRIVO. Parcheggio di Spoccia, località della Val Cannobina. La valle si raggiunge da Milano (138 km) seguendo l'A26 fino a Gravellona Toce e quindi la statale 34 fino a Cannobio.
COME. Su sentieri ben segnati, per tutti.
QUANTO. 3 ore e 30 minuti.
DISLIVELLO. 480 metri.
DOVE MANGIARE. Ristorante Belvedere, a Orasso, tel. 0323.77136.


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La Val Cannobina è talmente spersa nei monti dell'Alto Verbano, dietro il Parco nazionale della Val Grande, che anche sulle carte è difficile trovarla. Figuratevi una volta dentro la valle, così contorta da dare il capogiro con una strada che sta nel fondo di una gola, e i villaggi che, per respirare, devono rizzarsi a mezza altezza fra castagni e faggi. Sapendo di andarci Carlo Borromeo, l'arcivescovo di Milano, procrastinava sempre, memore di quella volta che vicino a Cavaglio, la sua mula lo gettò a terra, a un palmo dall'abisso. Quella vecchia mulattiera oggi porta il suo nome - Borromea - è inanella tutti i paesi che il Santo aveva la periodica abitudine di visitare.
Ideale sul finire dell'estate, questa passeggiata inizia a Spoccia (1) e segue per il primo tratto la Borromea, cadenzata da tabernacoli sacri, in direzione di Orasso (la segnaletica è perfetta). Si scende a passare il vallone di Orasso che in seguito si aggirerà dall'alto, sotto le Rocce del Gridone, un'aspra giogaia che divide dal Canton Ticino. A Orasso (2) si deve vedere la chiesa: è di fattura seicentesca, ma il vicino campanile romanico assicura di una preesistenza più antica. All'interno fa bella mostra di sé l'altar maggior, superba opera di intaglio ligneo. Ma anche le case del villaggio sono belle, con i tetti in beola. Si animano d'estate per un comune che conterà sì e no 150 abitanti.
Ora si seguono le frecce per Bugnago. Il sentiero, piano e facile, si fa largo nel bosco entrando nella valle. Dopo una ripida scalinata in pietra si sottopassa una cappellina ex-voto (3). Poco più avanti si lascia a sinistra l'accesso a Bugnago, un gruppo di baite, e si procede per Ghebi e Spoccia. Vicino al torrente si allargano limpide pozze d'acqua, poi si deve affrontare una dura erta. Baite isolate o a gruppi indicano che la zona era molto frequentata in passato come maggengo e per la raccolta delle castagne. La salita si chiude al bivio di Ghebi. A destra si fa ritorno a Spoccia, ma vale la pena arrivare all'alpeggio di Ghebi (4), due passi più in là. C'è la fontana e ci sono alcune baite. Un grande prato consente di allargare la veduta, finora chiusa nel fitto del bosco. Ci sovrastano impervie pareti, oggi regno dei camosci, ma un tempo familiari ai contrabbandieri che trafficavano con la vicina Svizzera.
Discendendo fra altre baite, ornate di ingenui affreschi, si torna a Spoccia. L'unico bar del paese, se aperto, offre un meritato ristoro.

© Albano Marcarini - Officine Kairòs delineavit anno 2001 - Risoluzione consigliata 1024x768