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Visto
dal Lago d’Iseo, il Monte Guglielmo sembra una lunga
e impenetrabile barriera, regno di sovrani misteri, simboleggiati
dal nome volgare - Gölem, totem – molto diverso
da quello più familiare di Guglielmo. Ma, in realtà,
questa è una montagna domestica, meta di scampagnate
domenicali e di tenaci bikers che arrivano fino a due passi
dalla vetta. A piedi si può compiere un bel giro partendo
da Zone, un paese che guarda il Sebino da un balcone privilegiato
di campi, pascoli e boschi. Lasciata l’auto al parcheggio
di via Monte Guglielmo, si segue il segnavia 227 che rimonta
subito, su una splendida strada selciata, il bosco di abeti
rossi. Un luogo da fiaba e, difatti, a lato del cammino spuntano
gnomi, animali fantastici, folletti, pinocchi scolpiti nel
legno e dipinti dal ‘Rosso’, un artigiano locale.
Sono 44 figure che sollevano dalla fatica della salita. Rispettando
le indicazioni si perviene alla baita di Casentiga (m 1406),
servita da una fresca fontana. Curiosamente gli orizzonti
vegetali sono invertiti: alle conifere succedono, in altezza,
i faggi. Ma, ripreso il sentiero, il bosco finisce in fretta
e si cammina fra le balze erbose che stanno sotto la parete
del Corno del Bene. Sono i luoghi delle campanule e delle
primule, fra cui la rarissima e bellissima Primula di Lombardia
(Primula glaucescens), dalla corolla rosso violacea.
Sembra di non intuire la via, ma, dopo un’altra fontana,
si spunta sul crinale al Giogo della Palla (m 1727), inquadrando
finalmente l’ormai non lontana vetta e, magari, la coturnice,
specie protetta. Fra noi e lei s’inserisce il provvidenziale
Rifugio Almici (m 1861) per non trascurare un buon piatto
di polenta. Poi si guadagna la vetta (m 1948), dove campeggia
il monumento al Redentore. Panorama da cinemascope. Se volete
variare la discesa, imboccate la strada carrabile della valle
di Gasso, usata dai ciclisti per la salita al Gugliemo, non
disdegnando le scorciatoie della vecchia mulattiera per arrivare
infine sul pianoro di Zone, dove si era partiti almeno 6 o
7 ore prima.

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