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Allium insubricum, Galium montis-arerae, Aquilegia einseliana, Campanula raineri… la più bella litania delle Prealpi si recita in alta Val Serina, un luogo d’incanto della montagna bergamasca. Qui, a più di 2000 metri, si sviluppa il Sentiero dei Fiori, uno splendido itinerario botanico lungo le falde del Pizzo Arera. In questa ristretta porzione di montagna calcarea, si trovano riuniti numerosi e rari fiori. Ciò è dovuto a fattori climatici, geologici, altimetrici che, insieme, hanno dato vita a un vero Paradiso naturale. «Su queste placche di calcare vivono fiori che sono relitti glaciali – spiega Stefano Torriani, 49 anni, botanico e apprezzato illustratore naturalistico – fiori cioè che sono sfuggiti alle enormi colate di ghiaccio dell’Era Quaternaria e qui hanno trovato le capacità per sopravvivere fino ai giorni nostri.» L’escursionista copre il sentiero in 4 ore, l’appassionato botanico ne impiega di solito il doppio per via delle infinite tentazioni. Il sentiero, fra l’altro, non è faticoso perché sempre in quota. L’unica difficoltà consiste nel raggiungere il punto di partenza. Un tempo esisteva una comoda seggiovia, oggi in abbandono ma che si spera di riattivare. Per il momento si sale a piedi, da nord, in 2 ore (segnavia 107), lasciando l’auto alle Baite Mezzeno in comune di Roncobello, oppure da sud, da Plassa, località di Oltre il Colle, salendo, sempre a piedi, in 3 ore, la gippabile per la Capanna 2000. Il modo migliore però è di prendere la gita in modo tranquillo dedicandole due giorni. Il pomeriggio del primo si sale alla Capanna 2000 e si pernotta, il secondo giorno lo si dedica ai fiori. La Capanna 2000, alle falde del Pizzo Arera, propone la mezza pensione per 24 Euro, ed è aperta fino all’8 settembre, tel. 339.6986367.
Non bisogna però aspettare a lungo per compiere questa escursione. La siccità di quest’anno ha anticipato le fioriture e per poterle godere nel loro splendore non bisogna andare oltre la prima settimana di agosto. Dalla Capanna 2000 si segue il facile sentiero che si sviluppa alla base delle pareti rocciose dell’Arera e della Corna Piana, fino al Passo Branchino. Si succedono diversi ambienti, tutti con una loro flora particolare. «I ghiaioni, ad esempio, sono ritenuti ambienti sterili, pieni di sassi - afferma Torriani – ma, in realtà, nascondono pianticelle di incredibile resistenza e bellezza, che affondano le loro radici per decine di metri nel sottosuolo stabilizzando la massa di pietre». In effetti si intravedono splendide macchie di colore: quelle gialle del Papaver rhaeticum e della Linaria tonzigii; quelle viola delle campanule. Sulle rocce ecco invece far capolino Saxifraga presolanensis, molto più rara della vistosa Campanula raineri che, dalla sua, ha anche un titolo di nobiltà, perché dedicata all’Arciduca d’Austria. La quantità di fiori è tale che le pur splendide stelle alpine finiscono per essere pianticelle comuni. Ce ne sono interi tappeti. Dal Passo Branchino si torna alla Capanna 2000 lungo le coste erbose dell’alta Val Vedra. Prima di partire non dimenticate la macchina fotografica e un buon manuale per il riconoscimento delle specie che, ovviamente, non si devono assolutamente raccogliere.

© Albano Marcarini - Officine Kairòs delineavit anno 2001 - Risoluzione consigliata 1024x768