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In questi giorni Montespluga riapre gli occhi. Come
un animale della foresta uscito dal sonno invernale, il piccolo
villaggio dell'alta Val San Giacomo, si stiracchia
un po', si scuote l'ultima neve di dosso e si prepara alla
breve ma intensa stagione estiva. Nel vicino lago, i blocchi
di ghiaccio flottano nell'acqua come piccoli iceberg. Montespluga,
alle propaggini del passo omonimo, a 1908 metri d'altezza,
non è cambiato rispetto alle stampe che lo ritraevano
nell'Ottocento quando impauriti viaggiatori vi giungevano
dal freddo Nord dopo giorni e giorni di diligenza. Gli alberghi
portano ancora gli stessi nomi altisonanti, le case hanno
muri e pareti spesse, la lunga costruzione detta Ca' della
Montagna riapre le sue porte non più per i viandanti
smarriti, richiamati dal suono della campana, ma per frettolosi
turisti motorizzati. Qui passava una strada romana che, forse,
si faceva largo fra immense foreste. Nel Seicento, quando
i ghiacci ripresero vigore, di quell'antico abito vegetale
non rimaneva nulla, proprio come oggi. Un viaggiatore svizzero
del tempo definì il luogo "selvaggio e gelido, che
non produce legna di sorta. Scoperto per 8 mesi all'anno da
un bianco strato di neve, mentre negli altri 4 vi cresce un
po' di erba e di pascolo". A parte il lago infatti, il pianoro
è calvo e brullo: un maestoso teatro naturale dove
ripidi pendii e sfasciumi di roccia sostengono le vette del
Pizzo Tambò e dei suoi fratelli. Montespluga
non è forse il villaggio abitato più alto di
Lombardia (in quel di Livigno si vive anche sopra i 2000 metri),
di certo è il pił bello e il pił intatto.
COME ARRIVARE. In auto,
da Milano (km 142), lungo la strada statale 36 Odel lago di
Como e dello Spluga, passando per Lecco, Colico, Chiavenna.
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