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Di questa chiesa non si sa molto. Anzi, fino a qualche anno
fa, era quasi sconosciuta, anche agli studiosi. La sua posizione
è appartata, in mezzo alle campagne sulla sponda destra
dell'Adda, fra Melzo e Paullo, in territorio di Comazzo. La
nebbia forse, le faccende dei campi nella vicina cascina o
il fatto che non ci sia mai stato un cartello, l'hanno celata
agli occhi dei più, non a quelli dei paesani però
che vi convenivano spesso a venerare un crocifisso ritenuto
miracoloso.
Eppure la chiesa di San Biagio è sorprendente
perché non è come le altre dei paesi vicini.
Ha una forma strana, di essa si apprezza la griffe dell'architetto
famoso. Nessuno ha il coraggio di pronunciare il nome di Donato
Bramante (chi ce l'avrebbe mandato in questa desolata campagna?),
eppure quell'alto tiburio a otto lati, quelle due absidiole
poligonali attaccate ai lati, e soprattutto quegli arconi
sulla base quadrata, fanno ricordare la tribuna bramantesca
di Santa Maria delle Grazie a Milano. L'edificio sposa
l'armonia delle forme con la rudezza della materia. Il suo
corpo è scarnificato, senza intonaco. Spicca la vivida
cromia del mattone che s'imparenta con le tegole dei tetti.
Un tocco pittorico se ciò non rivelasse l'estremo stato
di abbandono di San Biagio. Ci vorrebbero restauri, più
sostanziosi dei pochi che sono stati fatti finora. Peccato
vederla così afflitta.
COME ARRIVARE. In auto
da Milano (24 km) con la provinciale Rivoltana fino al bivio
per Comazzo; giunti alla frazione Lavagna si piega a destra
e, dopo circa 1 km, si arriva a Rossate.
LA BUONA TAVOLA. Trattoria
Bocchi, via Leopardi 1, Comazzo, tel. 02.9061038.
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