| Una breve e fruttuosa passeggiata sulla Riviera di
Levante, fra Sestri e Cavi di Lavagna, rintraccia il vecchio
tracciato carrabile della Via Aurelia fra profumi di macchia,
richiami di gabbiani e uno sconfinato sguardo sul blu del
Tirreno.
Facile itinerario pedonale fra Sestri Levante e Cavi di
Lavagna
LUNGHEZZA. 2.7 km.
TEMPO DI PERCORRENZA.
45 minuti.
DISLIVELLO. 100 metri.
SEGNAVIA. Pannelli illustrativi
Il breve tratto di costa ligure fra Sestri Levante e Cavi
ha un profilo alto e accidentato, conosciuto con il nome di
‘rocche’ di S. Anna, per via della piccola
cappella, oggi in rovina, che sorgeva sopra questa scogliera.
Gli appassionati di archeologia stradale, affrontando a piedi
questa escursione, potranno rendersi conto in che modo i nostri
antenati hanno cercato di superare questo difficile passaggio.
Il percorso che seguiremo, lasciata Sestri e raggiunta la
località S. Sebastiano, penetra nella valle
del Fico e, con diversi tornanti, prende quota per superare
dall’alto la scogliera e scendere quindi a Cavi. La
sua singolarità è data dalla presenza in breve
successione di cinque ponti in pietra, a una sola arcata.
La passeggiata prende le mosse alla periferia di Sestri Levante,
lungo Via Mazzini (ex-strada statale 1 in direzione Genova).
Poco prima che la rotabile si accosti alla ferrovia si passa
a livello quest’ultima e tramite una breve strada parallela
che, non a caso, reca il nome di Via Antica Romana Occidentale,
si arriva alla cappella di S. Sebastiano (alt. 10,
44°16’53.48”N – 09°23’27.90”E)
0. Alcuni pannelli didattici informano sulle caratteristiche
del percorso storico e introducono nella valle del Fico,
passando accanto a un camping. Il viottolo corre vicino al
rivo poi, dopo essersi internato per un tratto nella valletta,
torna su sé stesso con un primo tornante. Il paesaggio
è spoglio, ancora segnato dal passaggio del fuoco che
nel 2000 ha distrutto la pineta, ora lentamente sostituita
da specie spontanee come il leccio, la roverella, l’orniello.
Euforbia spinosa, euforbia arborea e ginestra (con la particolarità
endemica della ginestra di Salzmann) ricoprono a macchie la
roccia arenacea che spesso risalta con grossi lastroni. L’alternanza
di anditi freschi e umidi e di versanti più aridi,
dunque con un largo spettro di specie botaniche, ha motivato
l’inserimento della valle del Fico e delle ‘rocche’
nei siti d’importanza comunitaria (Sic).
A un tratto si giunge a scavalcare il primo (alt. 12, 44°16’59.97”N
– 09°23’30.69”E) [1]
di cinque ponti di vecchia fattura. Questo, così come
tutti i successivi, sono piccoli manufatti in pietra gettati
sul solco dei rivi che scendono dal versante destro della
valle. Un sesto ponte è ubicato oltre il culmine, segnalato
dai ruderi della cappella di S. Anna, lungo la discesa verso
Cavi. La lavorazione è piuttosto elementare, priva
di fondazioni, le bozze non sono squadrate e sono di varia
dimensione, poco legate con malta, ma spesso inzeppate con
piccole pietre a scaglia, tecnica tipica delle costruzioni
a secco della Liguria. Ciò depone per maestranze locali,
forse semplici contadini, ingaggiati per il breve periodo
della costruzione della strada.
Dopo poche decine di metri al primo ponte segue il secondo
(alt. 35, 44°16’59.47”N – 09°23’28.77”E)
[2] e, quindi,
affrontato un altro tornante, il terzo (alt. 47, 44°17’00.02”N
– 09°23’28.07”E) [3].
Grazie ai tornanti, la via possiede una pendenza moderata
e, probabilmente, data la larghezza (fino a 4-5 metri) poteva
ritenersi carreggiabile. Alcuni tratti conservano ancora una
rudimentale selciatura con grossi blocchi di pietra arenaria,
in altri è la roccia stessa a fare da naturale piattaforma.
Man mano che si sale la vista si amplia verso Sestri, con
il promontorio di S. Nicolò proteso nel mare. Intanto
si scavalca anche il quarto (alt. 60, 44°17’10.64”N
– 09°23’29.71”E) [4]
e, vinto un ulteriore tornante, il quinto (alt. 75, 44°17’03’47”N
– 09°23’29.20”E) [5].
Sebbene la tradizione voglia queste opere di epoca romana,
la nostra strada non risulta essere antica: si rifà
a un miglioramento della Via Aurelia costiera, eseguito, con
tutta probabilità, alla fine del XVIII secolo. Documenti
del 1793 indicano l’intenzione della Repubblica di Genova
di carreggiare la strada ‘romea’ alle ‘rocche
di S. Anna’ stanziando per lo scopo 115 mila lire genovesi,
‘compresi i ponti’. È noto, d’altronde,
come gli ingegneri romani non usassero tornanti per vincere
le asperità, anche le più acclivi, bensì
preferissero tagli diretti lungo la linea di massima pendenza
fin quando ciò era possibile. In effetti, lungo il
contrafforte che unisce la cappella di S. Sebastiano al culmine
del nostro percorso, si intravede un tracciato pedonale sedimentato,
ancora battuto (indicato nella cartina con la lettera a),
più diretto ma anche molto acclive. Si tratta probabilmente
del tracciato pre-moderno della via, non carreggiabile. Lo
indicano anche diverse fonti cartografiche, resoconti di viaggio
e l’ubicazione dell’hospitale di S. Leonardo ‘de
Besanzo’, menzionato nel 1190, poco fuori l’abitato
di Cavi. E non è da escludere che quel tracciato sia
stato ripreso sulle tracce dell’originaria via romana.
Occorre ricordare che la riviera era percorsa dalla Via Aemilia
Scauri (la sua titolazione è tuttora discussa dagli
studiosi), realizzata nel 109 a.C., poi ereditata, in epoca
imperiale, dalla Via Aurelia. Tigullia, o Tegulata, era una
‘mansio’ (stazione di sosta e cambio dei cavalli)
ubicata a ridosso delle colline di Sestri Levante e Segeste
il corrispondente porto marittimo.
A circa 100 metri di quota si torna sulla fronte marittima
lasciando il territorio di Sestri per quello di Lavagna. Il
sentiero spiana e giunge ai vistosi ruderi della cappella
di S.Anna (alt. 108, 44°17’10.98”N –
09°23’13.96”E) [6],
splendido punto panoramico sulla costa, fino al promontorio
di Portofino. L’edificio era un caposaldo della strada
e fu edificato nel 1516 sul culmine del tracciato. La leggenda
parla di un cavaliere francese di ritorno da Roma che salvatosi
da una caduta nel precipizio volle porgere grazia con la costruzione
di una cappella. La sagra annuale era frequentata da una moltitudine
di popolazione, al punto che furono necessari dei provvedimenti
volti a limitare gli eccessi irriguardosi della morale che
a volte accompagnavano questi festosi convivi. Nel 1647 la
repubblica di Genova autorizzò a S. Anna lo svolgimento
di una fiera commerciale della durata di ben nove giorni.
La chiesuola fu mantenuta, con rinnovi e restauri, fino all’inizio
del XIX sec. quindi decadde con l’apertura della sottostante
via litoranea napoleonica.
Nel 1810, infatti, gli ingegneri francesi decisero di forare
la scogliera realizzando una via diretta che diventerà
in seguito, con altre migliorie e protezioni, l’attuale
ex-strada statale Aurelia. «Dopo Cavi – scrive
Bixio – sono le rocce del monte di S. Anna. Questo passo
fu per la prima volta aperto dai francesi nel 1810, e da quel
tempo si è ogni anno lavorato onde impedire il divallamento
degli enormi massi che sovrastano alla strda, e che cadendo
da quando a quando la ingombrano».
Superate le rovine della cappella, il percorso digrada alla
volta di Cavi aggirando dapprima un vallone, sulle cui balze
si sono addossati dei villini residenziali. Il vecchio tracciato,
in parte asfaltato, giunge infine a ridosso dell’abitato
di Cavi (alt. 5, 44°17’23.04”N – 09°22’47.02”E)
[7] e vi entra
scavalcando il Rio Barassi sul vecchio ponte della
strada statale.
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