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Rumori di passi sul selciato. È il suono della storia
lungo le antiche mulattiere delle Alpi Centrali, come quella
del San Bernardino, nei Grigioni.
Itinerario a piedi al passo del San Bernardino in Val
Mesolcina (Canton Grigioni, Svizzera)
PUNTO DI PARTENZA E DI ARRIVO.
San Bernardino Villaggio, raggiungibile in auto da Milano
(km 146) seguendo lautostrada A9 per Chiasso e le autostrade
svizzere A2 e A13.
TEMPO DI PERCORRENZA.
3 ore e 30 minuti.
DISLIVELLO. 490 metri.
PERCORSO. Mulattiera e
sentiero con segnavia bianco/rosso
DOVE MANGIARE. Al passo,
in estate, è aperto il ristorante dell'ospizio, tel.
0041(0)92941116.
DOVE DORMIRE.
A San Bernardino, Albergo Brocco e Posta***, tel. 0041(0)918321342.
INDIRIZZI UTILI. Ente
turistico San Bernardino, tel. 0041 (0)918321214
http://www.sanbernardino.ch
Il passo del San Bernardino non ha la fama del Gottardo o
dello Spluga, ma fra i valichi storici delle Alpi Centrali
ha una particolarità. Percorrendolo a piedi si ha modo
di osservare tre tracciati succedutisi nel tempo: il sentiero
medievale, ma forse ancora pił antico; la mulattiera di età
moderna; la carrozzabile del XIX secolo. Quest'ultima, fra
l'altro, fu una delle prime "strade commerciali"
di concezione moderna, mentre dei percorsi precedenti si sa
che il loro controllo era appannaggio della potente famiglia
de Sacco, feudataria della Mesolcina.
1. Si parte da
San Bernardino Villaggio (m 1608). Per la sua chiesa
parrocchiale, terminata nel 1897, si prese a modello il tempio
neoclassico di San Carlo a Milano. L'attiguo albergo Brocco
e Posta rievoca invece i postiglioni e i mulattieri con
le lunghe carovane in attesa di intraprendere la salita. Seguendo
il segnavia giallo per l'Ospizio si superano le ultime case
e si sale al ripiano prativo di Gareida Sot (m 1685),
sotto l'aguzza guglia del Pizzo Uccello, il Mons
Avium dei Romani.
2. Qui il sentiero
si biforca: torneremo da destra ma ora imbocchiamo la traccia
di sinistra. Pietra accanto a pietra, quasi subito affiora
il selciato; doveva essere pił largo, ma la vegetazione è
tornata sui suoi spazi. Alcuni l'hanno chiamata 'strada romana'.
Non è così, si tratta della mulattiera sei-settecentesca
che interseca spesso la rotabile ottocentesca per un ideale
passaggio di testimone.
Questa ultima fu realizzata nel 1823 con il contributo finanziario
del Regno di Sardegna, desideroso di allargare il raggio d'influenza
del porto di Genova verso l'oltralpe. Attualmente, dopo la
realizzazione del traforo autostradale nel 1967, ha solo funzione
turistica e per questa ragione è stata "restaurata"
utilizzando i materiali e le tecniche ottocentesche.
Cespugli di pino mugo accompagnano la salita che si allieta
del panorama sull'alta Val Mesolcina. Sull'altro versante
si scorge una sinuosa traccia erbosa. Si tratta di un tronco
stradale poi abbandonato perché troppo esposto alle
valanghe. Seguendolo con gli occhi si può scoprire,
più a monte, la testata del ponte dedicato al re Vittorio
Emanuele. Rovinò nel 1869 per un errore di calcolo.
3. Giunti a Ca
de Mucia (m 1899) si affronta una lunga rampa selciata.
Serviva a ridurre la pendenza e consentire il passaggio alle
slitte. Nel passato queste strade dovevano essere sempre transitabili,
con ogni tempo e in tutte le stagioni. La vecchia mulattiera
taglia la rotabile con pendenze pił accentuate. La sua presenza
però è discreta. Di tanto in tanto affiora la
sua sostanza: ponticelli, tratti selciati o gradonati, massicciate
e muri di sostegno.
Su queste pietre «passò un principe ungherese
- si legge in una lettera del 1829 - accompagnato da 6
legni, o carrozze, e s'impiegarono da Mesocco a San Bernardino
24 cavalli». Dopo l'ultima soglia la mulattiera
guadagna il pianoro del passo.
4. Il laghetto
della Moesola (m 2062) corona un paesaggio alpino di
prima grandezza. In fondo compare l'ospizio, il rifugio dei
viandanti nei giorni di tormenta. Dopo ore di cammino, sotto
ogni clima e in ogni stagione, il barlume della lampada a
petrolio che lumeggiava dalla finestra significava la speranza
di pane nero e di un po' di vino caldo. L'ospizio, aperto
nel 1825, ospitava i "rottieri", coloro che si occupavano
dello sgombero della neve. Le due finestre murate al primo
piano, erano gli accessi nei mesi invernali quando la neve
era alta diversi metri.
5. La zona del
passo del San Bernardino (m 2065) è molto ampia. L'insellatura
copre una superficie modellata dai ghiacciai quaternari in
dossi e piccole depressioni occupate da torbiere o laghetti.
Si tratta di biotopi fra i più importanti della Svizzera.
Carici, brughi e sfagni carezzati dal vento popolano questi
suggestivi ambienti naturali.
L'itinerario ora si sposta sulla mulattiera più antica,
quasi una traccia, forse usata in epoca preistorica, meglio
delineata nel periodo altomedievale quando il valico iniziò
ad essere citato nei documenti. Il passaggio originario dista
quasi un chilometro dall'ospizio, sotto le spoglie falde del
Pizzo Uccello. Una volta individuato, lo percorriamo
a ritroso tornando verso il villaggio.
6. Cammin facendo
troviamo differenti tipi di pavimentazione a selciato: il
classico "accoltellato", dove le pietre sono fissate
di taglio, profondamente incassate nel terreno; e il "basolato",
dove le pietre sono sistemate di piatto. Il primo tipo assicura
aderenza e stabilità nei tratti in forte pendenza,
il secondo si utilizza in situazioni piane per evitare terreni
molli e fangosi. In altri casi la pavimentazione è
la roccia stessa, perfettamente lisciata dalla forza erosiva
del ghiacciaio.
Senza ulteriore indugio si discende a Gareida Sot e,
quindi, al villaggio.
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