Il passo del Settimo per secoli ha conteso allo Spluga e al Gottardo il titolo di principale fra i valichi commerciali alpini.
Oggi è rimasto l'unico a poter essere percorso solo a piedi, come ai tempi dei muli e dei viandanti.

Itinerario a piedi e in bus fra la Val Bregaglia e l'Oberhalbstein nel Canton Grigioni (Svizzera).

PUNTO DI PARTENZA E DI ARRIVO. Casaccia, ultimo abitato della Val Bregaglia. Si raggiunge in auto da Milano utilizzando la strada statale 36 fino a Chiavenna e, poi, la statale 37 in direzione Maloja. Casaccia si trova a 37 km dal confine di Castasegna.
SVILUPPO DELL'ITINERARIO. Il percorso, da effettuare in giornata, prevede la salita a piedi al passo del Settimo, la discesa a Bivio e, quindi, un gradevole ritorno a Casaccia con il servizio autopostale elvetico tramite i passi dello Julier e del Maloja.
ORARI DEI PASSAGGI A BIVIO. 16.51 (da fine giugno a ottobre, coincidenza a Silvaplana con bus per Casaccia alle ore 17.21).
TEMPO DI PERCORRENZA A PIEDI. 5 ore.
DISLIVELLO. 852 metri in salita.
SEGNAVIA. Tabelle e freccie marroni del Sentiero storico del Septimer.
PERCORSO. Mulattiera storica, piste carrabili a fondo naturale.
DOVE MANGIARE. Considerati i tempi di percorrenza, la colazione al sacco è la soluzione migliore.
DOVE DORMIRE. A Casaccia, Albergo Stampa, tel. 0041-818243162; a Bivio, Hotel Post, 0041-81751275.
PER SAPERNE DI PIÙ. F. Monteforte, L. Ceretti, Septimer, Lyasis Ed., Sondrio 1995; G. Lisignoli, Val Bregaglia, Lyasis Ed., Sondrio 1997.
INDIRIZZI UTILI. Postauto, tel. 0041- 818221236 - 818376764. Uffici turistici: a Stampa (lungo la strada della Val Bregaglia), tel. 0041-818221555. IVS - Inventario delle vie di comunicazione storiche: via Aosta 2, 20155 Milano, tel. 023490162.


(108K)

1. Casaccia è un piccolo villaggio 'di frontiera' in Svizzera, al fondo della Val Bregaglia, limite linguistico fra l'italiano e il romancio. Nel suo stemma comunale compare una 'V' entro la quale è inscritto un ferro di cavallo: un segno emblematico che indica la biforcazione delle antiche mulattiere per il passo del Maloja e del Settimo.
Il sentiero storico inizia sui prati sopra le case del paese. Verso il Maloja, al limite dei prati, si scorgono le rovine della chiesa di San Gaudenzio, sorta nel 1359 nel luogo ove si consumò il martirio del santo evangelizzatore dei Grigioni. Più vicini i ruderi della torre che controllava i transiti sulle strade commerciali.
Si accorcia la salita seguendo la traccia storica che vide, nel Medioevo, il transito di almeno 17 imperatori. Si calcano per lungo tratto le pietre della strada del 1387, realizzata dal nobile Giacomo di Castelmur su invito del vescovo di Coira e del conte Rodolfo di Montfort, che avevano intravisto nel Settimo la migliore direttrice commerciale fra il bacino bodamico e il versante sud delle Alpi. In alcuni casi a quell'antica traccia si è sovrapposta la mulattiera del 1805 (più avanti si noterà anche un cippo con questa data), quando il Settimo ormai contrastato da altri valichi fu soggetto a un ultimo, ma vano tentativo di rilancio.
Solo occhi esperti potranno infine distinguere l'esile traccia del cammino preistorico e di quello romano. Alcuni storici pensano che il nome Settimo (Sett in romancio) sia riferito all'imperatore Settimio Severo.

2. Ci si accosta al fiume Mera (Maira in romancio) e, superato il primo gradino glaciale, si affianca l'alpeggio Maroz Dora lasciando a sinistra il sentiero di fondovalle. La direzione del Settimo è nel senso della salita: faticosa, molto esposta in inverno alle valanghe, le cui vittime riempirono nei tempi andati gli annali delle parrocchie. Dopo la prima diagonale sul versante, il sentiero, ora non più selciato, inforca il varco del Cranch da Sett e sale girando pił volte su se stesso. È un'altra soglia glaciale che il rivo, l'Aua da Sett, vince con spumeggianti cascate.

3. A un tratto, dove la gola si stringe, si guadagna il Sascel Battu (sasso battuto). Si tratta del punto chiave del percorso dove tutti i tracciati erano obbligati a convergere a causa della natura del luogo. Si osservino, ad esempio, i due percorsi sovrapposti cavati nella roccia: quello superiore è della via romana, quello inferiore risale forse al 1387.

4. Più avanti si passa su un ponticello, bello ma non antico, e ci si avvia ormai verso il culmine fra conche di prati umidi, sfasciumi e acuti fischi di marmotte. All'altezza di alcune baracche militari, vari mucchi di pietrame indicano il luogo dell'osteria del Settimo, eretta nel 1644 dopo che il ben più antico ospizio, risalente al 1120, era stato abbandonato.

5. La linea dell'orizzonte finalmente si abbassa e si giunge al valico, a 2310 metri d'altezza. Scavi in luogo hanno accertato l'esistenza di un ricovero romano e della primitiva cappella romanica, dedicata a San Pietro, citata nell'831.
Ci troviamo nelle vicinanze del Piz Lunghin (m 2780), nodo idrografico d'eccellenza. Dalle sue rocce sgorgano acque che scendono verso tre mari: il Mar Nero, il Mediterraneo, il Mare del Nord. Alle nostre spalle si stende la lontana giogaia del Pizzo Badile e del Cengalo.
Dopo il valico il panorama muta d'aspetto: il versante nord si presenta come una dolce degradante conca priva di asperità che vi condurrą a Bivio, località dalla quale, utilizzando l'autopostale, sarà possibile tornare a Casaccia.

© Albano Marcarini - Officine Kairòs delineavit anno 2001 - Risoluzione consigliata 1024x768