| Le genti delle Alpi conservano ben salda la loro identità,
temprata sugli sforzi di una vita dura e sui sacrifici di
un'economia mai bastante a sé stessa. Nel corso della
storia ogni generazione ha saputo rinnovare le sue conoscenze
e applicarle con dedizione alla colonizzazione di territori
così difficili. I walser - una stirpe di lingua tedesca
insediata nell'Alto Vallese - primeggiarono sempre in questo
genere di cose, elaborando una cultura altamente specializzata
che ottimizzava le forme dell'insediamento, i modi del
lavoro, le relazioni con l'esterno. Indotti all'emigrazione
fra il XIII e il XV sec, essi esportarono le loro tecniche
e la loro cultura in molte vallate dell'arco meridionale
delle Alpi: in particolare in Val Formazza e nelle valli confluenti
al massiccio del Monte Rosa. Rimella, in Valsesia, è
una di queste colonie walser. Qui si sviluppa il nostro itinerario,
studiato sui sentieri che gli alpigiani walser utilizzarono
per secoli per coltivare e allevare il bestiame.
Itinerario a piedi nella valle dell'Enderwasser in
alta Val Mastallone, tributaria della Valsesia (Piemonte),
con partenza e arrivo a Rimella, abitato posto a 22 km da
Varallo Sesia e a 90 da Vercelli.
TEMPO DI PERCORRENZA. 3
ore e 45 minuti.
DISTANZA. 10km.
DISLIVELLO. 774 metri.
SEGNAVIA. bianco/rosso,
tratto della Grande Traversata delle Alpi.
PER CHI. Itinerario che
impegna per la salita, ma ripaga per i panorami e gli aspetti
storico-culturali, adatto a tutti.
COME. Con buoni scarponcini,
giacca a vento, berretto antivento.
QUANDO. Dalla tarda primavera,
compatibilmente con il ritiro della neve.
DOVE MANGIARE. A Rimella
(fraz. Chiesa) si possono trovare le provviste per la colazione
al sacco e un ottimo ristorante presso l'Albergo Fontana,
tel. 0163.55201; all'alpe Pianello, nella stagione estiva,
si trova ristoro al rifugio della sezione Cai di Borgomanero,
tel. 0322.845342; nel medesimo alpeggio si può acquistare
il formaggio 'caprino' di Rimella.
INDIRIZZI UTILI. Apt della
Valsesia, c.so Roma 38, Varallo Sesia, tel. 0163.51280.

(105 K)
1.
Si deve partire dalla frazione Chiesa, che con altre 14 borgate
forma il comune di Rimella. Questi abitati sono caratteristici
per l'ubicazione, a volte aggrappata al ripido pendio, a volte
assisa su declivi erbosi o, ancora, pericolosamente sporgente
su una cupa forra. In auto si potrebbe procedere ancora per
un chilometro, ma è bene fermarsi a Chiesa per ammirare
la Parrocchiale, giudicata una delle più sontuose della
Valsesia. Intitolata a S. Michele, fu riedificata fra il 1777
e il 1780; l'interno rivela tutta la sua eleganza barocca.
Il tono però è mitigato dalla proverbiale continenza
dell'ambiente montano. Accanto alla chiesa sta un curioso
museo (aperto in estate nei festivi dalle 10 alle 12 e dalle
14 alle 16) che raccoglie reperti archeologici e cimeli sulla
storia della comunità walser di Rimella.
2. Salendo per
le scorciatoie pedonali si raggiungono la strada e la frazione
S. Gottardo, ritenuto l'insediamento originario. I walser,
che chiamano il villaggio Rund, giunsero qui dal Vallese nel
1256 dopo aver ottenuto in affitto alcuni alpeggi dei canonici
di S. Giulio di Orta. Si trattava dunque di pastori nomadi
che col tempo si radicarono in valle. La chiesa mostra un
singolare campanile a pianta trangolare. Imboccato il sentiero
e superato un vallone si perviene a S. Giorgio, altro villaggio
dalle belle architetture rustiche, poi si affronta la dura
salita all'Alpe Rondecca. Per l'economia della vostra escursione
sarebbe indicato il celebre proverbio 'Chi va piano, va sano
e va lontano', magari tradotto nell'idioma walser: «Uels
geid uolta, geid g'sünds unn verr». La collocazione
dell'Alpe Rondecca è ideale: una decina di baite si
distendono su una sella prativa e sono protette da un alta
rupe scistosa.
3. Proseguendo
sopra le baite si guadagna ulteriormente quota e si annunciano
gli altri alpeggi Ratte e Pianello, in estate regolarmente
'caricati' dagli allevatori. Ancora uno sforzo e
dall'Alpe Pianello si raggiunge la Bocchetta di Campello
(1924 m), storica comunicazione con la Valle Strona e, in
particolare, con Campello Monti, insediamento rimasto per
secoli dipendente da Rimella. La 'Guida delle Alpi occidentali'
di Bobba e Vaccarone (1896) annota che da questa altezza è
possibile scorgere la guglia più alta del Duomo di
Milano. Altri tempi, evidentemente, quando nell'atmosfera
non gravava l'inquinamento. In compenso resta incomparabile
la veduta sul Monte Rosa, di cui si possono enumerare tutte
le vette oltre i quattromila.
4. Dalla Bocchetta
si inizia la discesa chiudendo l'anello. Il sentiero. dapprima
esile, si consolida poco a poco assumendo l'aspetto di vera
mulattiera. D'altronde era la via dei minatori, degli alpigiani
e anche degli abitanti di Campello che, fino al 1551, data
di costruzione del locale cimitero, erano costretti a trasportare
i loro defunti fino a Rimella. In inverno, col sentiero impedito,
si doveva lasciar congelare le salme collocandole sotto un
riparo di roccia per poi riprenderle a primavera. Lungo il
sentiero si incontra la cappella detta 'della posa dei morti',
il punto cioè dove il triste carico veniva preso in
consegna dai rimellesi per la sepoltura. A parte questo mesto
ricordo il percorso di ritorno consente di osservare altri
alpeggi che sembrano casualmente sparpagliati sul pendio,
ma che invece rispondono a una logica di protezione dalle
valanghe lasciando inoltre ampio spazio utile per i prati
da foraggio. Ripresa la strada di S. Gottardo si torna infine
a Rimella.
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