A giudizio unanime le ferrovie della Sardegna sono fra le più belle, non solo d’Italia, ma d’Europa. Un viaggio su queste tortuose linee di montagna, fra luoghi selvaggi e orizzonti sconfinati, porta indietro nel tempo. Oltre alle linee turistiche in esercizio, ne esistono diverse altre da tempo abbandonate. Si trovano nel Sulcis ma anche nel massiccio del Limbara, in provincia di Sassari. Qui, ad esempio, sopravvivono i resti di una linea di raccordo fra Tempio Pausania e Monti, realizzata quando si pensava che la ferrovia potesse svincolare dall’isolamento le più remote parti dell’isola. A esplorarla in bicicletta c’è da restare incantati, non solo per l’audace sviluppo dell’opera ma anche per lo stupefacente paesaggio di graniti e di querce che accompagna la robusta massicciata.

Itinerario circolare in mountain-bike sul versante orientale del Monte Limbara, in provincia di Sassari, con partenza e arrivo alla stazione Fs di Monti (linea Sassari-Olbia) su strade secondarie e su un vecchio sedime ferroviario con qualche tratto dissestato.

DISTANZA. 45 km.
TEMPO DI PERCORRENZA. 4 ore, escluse le soste.
DISLIVELLO. 560 metri.
MEZZO CONSIGLIATO. Mountain-bike; casco e riserva d’acqua; ricambi per forature.
INFORMAZIONI UTILI. L ’itinerario è adatto per cicloturisti allenati; il senso di marcia indicato facilita meglio l’orientamento.
DOVE MANGIARE. Nessun punto di ristoro lungo il percorso. Nei pressi della stazione di Monti (fornita di bar) esiste un ristoro agrituristico: Su Furreddu, tel. 0789.449008.
INDIRIZZI UTILI. Camminalimbara, tel. 079.670704 (organizza trekking sul Limbara).


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La Stazione Fs di Monti-Telti (km 0.0, alt. 285) è a una distanza intermedia fra i due centri titolari, in prossimità della superstrada Sassari-Olbia. La tratta Chilivani-Olbia fu alla base del disegno ferroviario insulare per via del collegamento con il porto di Olbia (in passato chiamata Terranova). Nonostante ciò la sua realizzazione, stabilita fin dal 1860, si concretizzò solo nel 1881 assieme al completamento della dorsale Cagliari-Porto Torres. La diramazione da Monti a Tempio Pausania fu aperta all’esercizio il 15 febbraio 1888. Si staccava dal fascio dei binari della stazione dove oggi si notano ingenti partite di sughero, pronte per la spedizione. Fu proprio il sughero a motivare la costruzione di questa linea. I boschi del Limbara proliferano di querce dalle quali si estrae la preziosa corteccia. «Il sughero viene estratto da lavoratori abili – ha lasciato scritto Grazia Deledda - in modo che si stacca a strisce larghe, alquanto concave, che vengono bagnate per allargarsi e appianarsi, e infine legate a pacchi come lastre di gomma rossastra, preziosa quanto il marmo. (…) Gli alberi padri di tanta chiassosa ricchezza rimangono fermi sulle loro profonde radici, scorticati e sanguinanti come martiri; ma a poco a poco l’aria balsamica li risana, la natura li riveste pietosa d’un primo velo poroso come la garza che avvolge le piaghe; i ciclamini e i funghi calpestati si risollevano ai loro piedi e la pernice d’oro svolazza fra i loro germogli. Un’altra èra deve passare prima che vengano di nuovo martirizzati». Calangiànus, lungo la vecchia ferrovia, è riconosciuta come la capitale del sughero sardo con 130 aziende che esportano in ogni parte del mondo. La Sardegna copre l’80% della produzione nazionale, pari a circa 120 mila quintali di sughero all’anno. A livello mondiale il Portogallo fa da padrone con 1.600.000 quintali all’anno.
Nel primo tratto non è possibile seguire da vicino la vecchia ferrovia ed è più proficuo imboccare la strada statale 199 in direzione di Telti, superando subito, a livello, la ferrovia che ci ha condotti qui. Il paesaggio è morbidamente modellato, con spazi coltivi, aree a pascolo e zone boschive che fanno da corona alle impervie cime del Monte Limbara, parco naturale regionale. Dopo le prime curve, in leggera ascesa, s’intravede sulla destra, fra il km 46 e 47, oltre la cortina di cespugli, il varco dell’ex-ferrovia, parallela alla strada. Superati alcuni magazzini in abbandono, si lascia la statale (km 3.6, alt. 364) e si piega a sinistra (indicazione Pedra Majore) per una strada secondaria che, dopo un rettifilo, si accosta alla ferrovia, nel frattempo passata sul lato sinistro della carreggiata. La strada è asfaltata; si notano un casello e il varco infrascato del sedime. Il paesaggio acquista d’intensità con muri a secco che chiudono i pascoli, con frondose querce che ombreggiano la strada e rivestono i pendii. Di nuovo la massicciata ferroviaria si perde nella campagna; la ritroveremo più avanti, proveniente in senso contrario alla nostra marcia, presso un bivio con una strada sterrata (km 6.4, alt. 440) che, verso sinistra, si porta sopra il sedime ferroviario (si nota, fra la vegetazione, la testata di un ponte). Questa è una deviazione interessante: la si può seguire per circa 3 km, fra trincee e ponticelli, fino a un casello (km 9.5, alt. 477), ubicato in splendida posizione a dominio della sottostante vallata del Riu ‘e su Gaddalzu; poi, però, occorre tornare indietro poiché la vegetazione occlude la sede ferroviaria.
Ripresa la strada asfaltata si prosegue con qualche strappo in salita. Si affrontano le pendici granitiche del Monte La Eltica (alt. 600), rotto in improvvisi pianori, pavimentati da placche di roccia. Qua e là spiccano i ‘tafoni’, le sculture di pietra lavorate dal vento e dalla pioggia. Lo scenario si apre verso il Monte Limbara con la Punta Balistreri (alt. 1359) offesa dalle antenne degli impianti di telecomunicazione. Giunti nei pressi del culmine (alt. 527), la strada perde il manto di asfalto e infine confluisce (km 16.4, alt. 513) nella provinciale che collega Berchidda a Calangianus, giusto a fianco di una chiesuola. Qui si piega a sinistra lanciandosi in una breve discesa. Scorto, sulla sinistra della carreggiata, un altro casello della ex-ferrovia ci si ferma e si individua, verso destra (km 18, alt. 488), il prosieguo della sede ferroviaria, trasformato in strada campestre, a fianco di una recinzione che delimita un fondo chiuso. Ora potremo seguire per lungo tratto la ferrovia.
Il primo accenno di un collegamento ferroviario fra Monti e Tempio Pausania, passante per Luras, si ebbe nel piano di costruzione delle ferrovie complementari, avviato con la legge Baccarini nel 1879. Tale intervento, finanziato a partire dal 1882, contemplava la realizzazione di ferrovie con aspetti di assoluta economicità, fra cui l’adozione dello scartamento ridotto. All’uopo fu costituita la Società Italiana per le Strade Ferrate della Sardegna che ottenne la concessione alla costruzione e all’esercizio, con un rimborso chilometrico di 9.950 lire del tempo. Fu in questo contesto che prese vita, nel 1888, la Monti-Tempio Pausania, raccordata alla linea Chilivani-Terranova. Nel 1921 la gestione della linea fu ceduta, come del resto quella di tutte le altre ferrovie a scartamento ridotto della Sardegna, alla Società per le Ferrovie Complementari. Nel 1932, con l’apertura della ferrovia Tempio Pausania-Palau, il primo tratto della linea per Monti, fino a Luras (11 km), si trovò ad essere gestito congiuntamente con la neonata Società Anonima Ferrovie Settentrionali Sarde. Di ciò si trasse beneficio nel 1958, quando la nostra linea fu soppressa, ma limitatamente alla tratta Monti-Luras. Fatto singolare, questa fu l’unica linea sarda ed essere esercitata esclusivamente con trazione a vapore, senza l’introduzione di automotrici diesel.
Oltrepassate le ultime coltivazioni, la linea affronta con un sinuoso tracciato le propaggini orientali del Limbara in uno straordinario paesaggio di rocce e di macchia. Alcuni poderosi muraglioni sostengono i rettifili della massicciata. A giusta cadenza i caselli ospitavano il personale addetto alla sorveglianza; alcuni di questi conservano l’indicazione della progressiva chilometrica e, accanto all’edificio, il forno per la panificazione. La linea guadagna quota (il culmine è posto a quota 605) con una pendenza lievissima: lo scartamento era di 0.95 metri con rotaie del peso di 21 kg/m, sostituite nel 1939 da quelle di 27 kg/m per consentire l’esercizio promiscuo con la linea Tempio-Palau. Lungo i 39 km del tracciato erano ubicate 4 stazioni e 3 fermate. Una di queste ultime si incontra dopo aver aggirato il Monte Zicchini: si tratta della Fermata Rifornitore (km 22.3, alt. 569), utilizzata per il rabbocco dei serbatoi delle vaporiere. Accando al rudere dell’edificio si nota lo spiazzo adibito allo scopo.
Più avanti dal sedime ricompare il ballast e la marcia si fa più faticosa. Dopo aver aggirato un ponticello crollato, si può scorgere fra le erbe il cippo chilometrico 15/16, poi si penetra in un’alta trincea, scavata nella roccia. Questo tratto, poco più avanti, presenta anche due notevoli ponti a unico arco, inframmezzati da un diroccato casello.
Dopo il cippo del km 17, e superato il culmine del percorso, si raggiunge un cancello aggirabile. Qui occorre però abbandonare la sede ferroviaria (più avanti chiusa da un secondo cancello, questa volta non superabile) e scendere a destra lungo uno scosceso sentiero. Si tratta di fare pochi passi con la bicicletta a mano per portarsi subito dopo su un’altra strada campestre che s’impegna verso sinistra. Mantenendo ai due successivi bivi la stessa direzione di sinistra si torna ben presto accanto alla ex-ferrovia, riconoscibile da un ennesimo casello di guardia. Ora la strada si fa più agevole e giunge infine a sboccare sulla statale 127 (km 27.1, alt. 593). Qui la ferrovia prosegue in direzione della non lontana Calangiànus ma con diverse interruzioni; il nostro itinerario deve tornare verso la stazione di Monti e piega quindi a destra, lungo la statale. Il traffico è scarso è permette una pedalata tranquilla.
Dopo il cartello del km 28 occorre prestare attenzione e, al bivio, piegare a destra verso Berchidda. La strada scende rapidamente con strette curve e supera (alt. 445) il Riu lu Minacheddu. Si rimonta l’opposta pendice e, in breve, si torna alla chiesuola incontrata in precedenza (km 32.8, alt. 513). Si potrebbe tornare alla stazione lungo la strada percorsa all’andata ma, se vi restano le forze, vi consiglio di proseguire lungo la provinciale asfaltata, oltrepassare il punto dove transitava la ferrovia e, al bivio successivo (km 34.7, alt. 475), imboccare a sinistra una battuta strada a fondo naturale, chiusa da una duplice fila di muri in pietra a secco. È un bellissimo percorso campestre, con la presenza di isolati stazzi, di macchie, di animali bradi al pascolo, di querce secolari.
In tal modo si giunge vicino alla chiesa di San Salvatore di Nulvara (km 38.1, alt. 449), della quale però restano solo sparuti avanzi. La strada diventa più larga e scende verso le campagne di Berchidda. Occorre fare attenzione e, a un certo punto, piegare a sinistra, per raggiungere più rapidamente la stazione di Monti. Si sottopassa la ferrovia e dopo un brusco strappo in salita si incontra la superstrada per Olbia (km 41.9, alt. 260). Occorre seguirla con prudenza (un sottopasso agevola l’immissione) per circa 1500 metri fino allo svincolo nei pressi della stazione Fs dalla quale eravamo partiti.

© Albano Marcarini - Officine Kairòs delineavit anno 2001 - Risoluzione consigliata 1024x768