Se la bicicletta avesse il timone e i galleggianti (so che ci sono stati esperimenti, ma non si è ancora passati alla produzione su larga scala) questo itinerario potrebbe trasformarsi in una piacevole navigazione per vie d'acqua. Andremo infatti alla scoperta dei canali e dei navigli che intessono una fitta trama nel cuore della bassa lombarda, fra Crema e Cremona. Qui la terra fertile della pianura è paradossalmente una terra creata dall'acqua. Non solo in epoca remota, quando le alluvioni provenienti dalle vallate alpine trascinarono enormi quantità di materiale in quella che originariamente era anch'essa una valle, ma pure in epoca storica quando, grazie alla bonifica e all¹irrigazione, questo elemento liquido ha portato linfa vitale alle colture. Basti dire che nell'Ottocento un terreno irriguo produceva il doppio o anche il triplo di un terreno asciutto. Il nostro itinerario seguirà nel primo tratto il canale Vacchelli e nel secondo il naviglio civico di Cremona. Entrambi, seppur a distanza di secoli (della fine del XIX sec. il primo, del XIV il secondo), contribuiscono all'irrigazione delle campagne dell'alto Cremonese. Le loro alzaie ci terranno a distanza dal traffico delle automobili, mentre i filari e la vegetazione ripariale ci daranno refrigerio anche nelle giornate più calde.

Da Crema a Casalbuttano lungo i navigli cremonesi

Itinerario lineare in bicicletta con partenza dalla stazione Fs di Crema e arrivo alla stazione Fs di Casalbuttano (linea Milano-Treviglio-Cremona). Si sviluppa nella pianura cremasca e cremonese fra il Serio e l'Oglio.

LUNGHEZZA. 30.3 km
DISLIVELLO IN SALITA. Trascurabile.
TEMPO MEDIO DI PERCORRENZA. 3 ore, escluse le soste.
CONDIZIONI DEL PERCORSO. Alzaie sterrate di canali, strade secondarie. Il percorso può risultare impraticabile a seguito di forti piogge.
MEZZO CONSIGLIATO. Mountain-bike o bicicletta da turismo con battistrada rinforzato.
PERIODO CONSIGLIATO. Da maggio a giugno, da settembre a ottobre.
DOVE MANGIARE. Ai Tredici Ponti di Genivolta, trattoria La Speranza, tel. 0374.68585.
ASSISTENZA TECNICA. A Crema, Scotti, via Diaz 18, tel. 0373.83274; a Salvirola, ciclista all'ingresso del paese.
INDIRIZZI UTILI. Ufficio turistico di Crema, c/o Ufficio Informagiovani, piazza Duomo, tel. 0373.894217. Azienda di promozione turistica del Cremonese, piazza del Comune 5, Cremona, tel. 0372.23233.

Itinerario collaudato il 14 febbraio 2001.

Alla stazione Fs di Crema (km 0, alt. 76) si scaricano le biciclette per l'inizio dell'itinerario.
1. Crema. La città è troppo importante per ignorarla e poi, prima della partenza, è sempre gradevole indugiare un attimo alla ricerca di un caffé e di un fragrante pasticcino. Magari da Marini, di fianco al Duomo. Un posto giusto per raccontarvi due cose sulla città e i suoi monumenti. Il Duomo, intanto, ne ha viste di cotte e di crude. Fu l'unico edificio resistito alla furia distruttrice del Barbarossa, quando, nel 1160, decise di farla finita con una cittadina riottosa e ribelle, alleata di Milano e di Brescia. Crema allora contava già parecchi secoli di storia se si dà credito a uno storico locale che ne fissò la fondazione nell¹anno 570. L¹insediamento approfittò di un dosso - l'isola Fulcheria - rialzato rispetto alle circostanti bassure, invase dalle acque stagnanti di un vasto lago. Alla vigilia delle lotte contro l¹imperatore pare che la città contasse già 20 mila abitanti, avesse numerose case umiliate in cui si lavorava la lana, disponesse di risorse per la bonifica delle campagne e, soprattutto, si dichiarasse libero Comune.
Crema rinvenne grazie al fedele appoggio dei Milanesi e all'allontanamento della minaccia dei Cremonesi. Il Duomo, rinnovato e ampliato fra il 1284 e il 1341, simboleggiò la presenza dei Visconti e la definitiva rinascita. L'edificio introdusse importanti novità su un palinsesto ancora pervaso dallo stile romanico: la facciata tripartita in tre grandi arcate, l'alta e snella torre a mo di guglia, il singolare espediente della facciata a vento, cioè più alta della sommità delle navate e con finestre aperte sul cielo. Sono le premesse del gotico che sarà di lì a poco importato nella Lombardia. Per il rinnovamento urbanistico occorre attendere il 1449 quando Venezia strapperà la città al Ducato di Milano. Enclave di frontiera, al limite occidentale della Terraferma, Crema si proteggerà con una nuova cerchia di mura che oggi, seppur abbattute, definiscono l¹ambito del centro storico con alcune superstiti porte, rifatte in stile neoclassico. Attorno al Duomo si innalzeranno le sedi istituzionali del Pretorio, del Comune e del Vescovado, oltre al rappresentativo profilo del Torrazzo.
Con tutta probabilità sarete entrati nel centro storico sottopassando Porta Serio e percorrendo via Mazzini, fino alla piazza Duomo. Per uscire si può percorrere all¹inverso la stessa strada e, una volta raggiunta la rotonda, proseguire nella direzione di Brescia, passando il ponte sul fiume Serio. Alla periferia di Crema, la strada attraversa prima la ferrovia, poi il sobborgo San Bernardino; quando si affaccia sul Vacchelli (km 3.3, alt. 77) è il momento di abbandonarla e seguire verso destra il canale. Conviene scegliere l¹alzaia di sinistra, più battuta.
Per la verità si tratta di un sentiero inerbito che, alla lunga, può affaticare la pedalata. Ma con la dovuta tranquillità nulla risulta troppo impegnativo. Importante invece fare attenzione agli attraversamenti con le strade rotabili, per via del traffico pesante. Per il resto è sufficiente mantenere sempre la stessa direzione, senza avvicinarsi troppo al bordo del canale.

2. Il canale Vacchelli. In ordine di tempo è l¹ultimo dei grandi canali irrigatori della zona. Iniziato nel 1889 e concluso nel 1891, ebbe lo scopo di impinguare con una partata di circa 25 metri cubi/sec. con le acque provenienti dall'Adda i navigli cremonesi (Civico, Pallavicino), fino allora dipendenti dai fontanili e dalle acque dell¹Oglio, già gravate dalle emunzioni delle 'seriole' bresciane. Inizialmente chiamato Marzano, dalla località di derivazione, fu dal 1913 intitolato al suo principale propugnatore, il senatore Pietro Vacchelli.
Il canale scorre in direzione da ovest a est e, in tal modo, è attraversato dalle rogge e cavi che scorrono secondo la pendenza naturale della pianura. In alcuni casi si tratta di ponti-canali, Onavazze, con una robusta vasca in laterizio; in altri di tombe, ovvero di sottopassi regolati da sifoni. Il nostro percorso passa a poca distanza da Izano (in dialetto Idà) e da Salvirola, due modesti comuni che in passato, servivano da riferimento amministrativo ai vari e vasti cascinali dei dintorni, i veri motori dell¹economia locale.
Al fondo di un lungo rettifilo, il canale Vacchelli piega verso sud attraverso una paratoia (km 9.2, alt. 75): appena prima si stacca uno scolmatore che porta le sue acque al naviglio civico di Cremona. Una casa isolata vigila su questo nodo idraulico; è la Casa del Guardiano delle acque. Il guardiano, o camparo, sovrintendeva alla manutenzione del canale e alla distribuzione dell'acqua nelle varie aziende. L'acqua era venduta a un prezzo concordato e, in qualità di bene di mercato, era soggetta a controllo per evitare ruberie o abusi. Tramite la consuetudine della ruota, ogni proprietario riceveva l'acqua di cui aveva diritto per un certo numero di ore al giorno. Appositi incastri, dotati di combinazioni segrete, chiudevano o aprivano le paratoie secondo i turni prestabiliti.
Lasciato il Vacchelli si segue il canale scolmatore che, dopo circa un chilometro, confluisce nel naviglio civico (km 10.1, alt. 75). Qui si raccomanda attenzione poiché bisogna scavalcare lo scolmatore su una passerella mattonata senza protezioni, accanto a due navazze a tre archi. Una volta dall'altra parte si riprende la marcia, questa volta lungo la sponda destra del naviglio.

3. Il naviglio civico di Cremona. Il navigium di Cremona compare negli atti giuridici nel 1226, come adattamento di alcuni corsi d'acqua naturali. Nel 1329 Ludovico il Bavaro concede ai cremonesi la facoltà di prelevare acque dall'Oglio, fino allora esclusivo privilegio dei bresciani. Nel volgere di pochi anni, presso Calcio, si realizza la presa che darà vita al naviglio civico con una portata di 18 metri cubi per secondo. Alimentato anche da diversi fontanili, esso giungeva a Cremona dopo circa 50 chilometri per poi gettarsi nel Po non prima di aver irrigato 270 mila pertiche di prati, campi di lino e di cereali. Inoltre poteva assicurare la navigazione, seppur di modesta entità, muovere le ruote dei mulini, riempire i fossati difensivi e, non ultimo, spurgare la rete fognaria cittadina. Delle vecchie funzioni, oggi mantiene solo quella irrigua, gestita da un apposito consorzio.
In realtà quello che noi andiamo a incontrare è solo un braccio del naviglio, detto Nuovo o di Casaletto. Un secondo braccio che si riunirà al primo poco più avanti, è invece detto Vecchio o della Melotta. Ovviamente i due aggettivi sottintendono una differente data di costruzione: il Nuovo compare nelle carte dopo la metà del XV secolo. Lo sdoppiamento si rese necessario per garantire una migliore navigabilità al naviglio. I due bracci si erano separati più a nord, nei pressi di Fontanella.
Il percorso alterna tratti erbosi, dove pedalare può risultare un po' faticoso, a tratti dove si può procedere più spediti. Dopo l'immissione del ramo di Melotta, alla Forcella d'Albera, si arriva a un bacino circolare preceduto da un piccolo salto d'acqua. Si passa, tramite una passerella, sull'altra sponda (anche qui prudenza); si torna a ritroso di pochi passi, osservando una delle tante serrature che muovevano i congegni delle bocche (in questo caso la Galarana); si sale lo spalto verso la campagna lasciando il naviglio e si raggiunge uno stradello che si inizia a seguire verso destra (vedi ingrandimento sulla carta) puntando sul non distante abitato di Cumignano. La coltivazione del mais assume connotati totalizzanti, diversamente dal passato; nell'Ottocento, oltre ad alberature ben più fitte e campi più parcellizzati, si produceva anche frumento, lino, canapa e fieno.
A Cumignano sul Naviglio (km 13.2, alt. 77) si rispetta l'indicazione per Trigolo (via Mazzini) imboccando la provinciale 45 che, fatta qualche curva e superato un complesso industriale, riporta sulla sponda del naviglio e, in breve, al cospetto della cascina Castelletto Barbò (km 16, alt. 73). Superato, di fronte all'accesso alla cascina, il naviglio civico, si incontra subito dopo il canale Vacchelli che avevamo abbandonato, giunto qui ormai alla fine del suo corso. Senza passare oltre si piega a sinistra per il lungo rettifilo sterrato dell'alzaia. Questa strada porta alla località Tomba Morta, il 'castello' delle acque del Cremonese (km 17.2, alt. 76).

4. Tomba Morta. A prima vista sembra un giardino per il proliferare di alberi esotici, per le siepi, i prati e i decorosi edifici dei guardiani. Ben presto si scopre però che da ogni parte si guardi, si è circondati da acque scorrenti a diversi livelli, acque che si incontrano, si sottopassano, si bipartiscono, si allontanano fra i pioppeti, acque a volte veloci e scroscianti oppure lente e silenziose. A Tomba Morta si radunano i canali provenienti dall'Adda e dall'Oglio e defluenti di nuovo negli stessi fiumi o direttamente nel Po.
Lasciata Tomba Morta si inizia a percorrere il viale alberato che si protende fra il naviglio civico e il naviglio Pallavicino, inseguiti da ogni parte da altre parallele rogge e cavi. Sugli allungati spalti che le separano resiste una vegetazione spontanea di un certo interesse, tipica dell'ambiente padano. A un tratto, sulla sinistra, un ponticello dai parapetti in ferro ricorda il tracciato della ferrovia Soresina - Soncino, aperta nel 1914 e smantellata nel 1956. La strada, sterrata, arriva quindi a sboccare sulla statale 498, in località Tredici Ponti (km 19, alt. 72, prudenza!). Il fascio dei navigli e delle rogge proveniente da Tomba Morta, racchiuso in meno di 150 metri di larghezza, sottopassa in questo punto la strada con 13 ponti.
Il nostro percorso si limita a spostarsi sull'alzaia di sinistra del naviglio civico superando verso sinistra un solo ponte sulla statale. Superata la sbarra si procede sul percorso inerbito e qui ombreggiato da un folta cortina arborea. Il naviglio scorre lento e sinuoso; pian piano le varie rogge si scostano e si dirigono verso altre direzioni portando ai campi il loro carico di acque; alcune scorrono sopraelevate su condotti in laterizio.
Al km 22.1 si sbocca sulla strada provinciale di Azzanello. La si percorre verso destra per poche decine di metri per riprendere poi, a sinistra, l'alzaia di destra del naviglio grande. Manterremo costantemente questa direzione fino alla fine dell'itinerario.

5. Il Naviglio Grande. L'uso delle acque non è mai stato pacifico. In passato gli interessi dei particolari erano fatti propri dai Comuni cittadini, decisi a far valere a tutti i costi, anche con l'uso della forza, i diritti acquisiti. I Cremonesi avevano nei Bresciani i loro maggiori oppositori a causa del comune prelievo delle acque dall'Oglio. Nel 1514, quasi due secoli dopo l'apertura del Naviglio Civico, i Cremonesi concessero a Galeazzo Pallavicino lo scavo di un secondo canale irriguo previa la garanzia di tutelare i loro diritti nei confronti dei vicini bresciani. Nacque in questo modo il Naviglio Pallavicino, o Grande, alimentato oltre che dal fiume anche da varie risorgive, dal Naviglietto di Calcio e, dal 1527, dalla Roggia Calciana.
Il naviglio grande ha un andamento più rettilineo. L'alzaia che percorriamo ha una lontana origine storica: si tratta della Regia strada postale da Bergamo a Cremona, usata dai corrieri in epoca di Oancien régime¹. Dopo alcuni chilometri il naviglio avvicina le case di Mirabello Ciria (km 26.2, alt. 64), piccola frazione di Casalmorano, poi prosegue (via Naviglio) avvicinando una centrale elettrica, edificata nel 1904, che sta a cavallo delle acque. Il tratto successivo, di nuovo su sterrato, ha alcuni punti sconnessi, ma pur sempre praticabili. Il naviglio si procura ancora alcuni piccoli salti d'acqua. Infine la strada si stabilizza, segnata da filari di pioppi, platani e macchie di robinia, e si giunge all'incrocio con la provinciale, ormai alle porte di Casalbuttano. Si può procedere ancora lungo l'alzaia fino a raggiungere la recinzione della linea ferroviaria (km 30.3, alt. 60), ormai a pochi passi dalla stazione.

© Albano Marcarini - Officine Kairòs delineavit anno 2001 - Risoluzione consigliata 1024x768