L'Alta Valle del Tevere, nella parte più orientale della provincia di Arezzo, è sempra stata nei secoli un naturale corridoio di comunicazione fra il centro della penisola, le Marche e la Romagna, tant'è che alcune delle più antiche vie di pellegrinaggio verso Roma passavano proprio da queste parti o dal vicino Casentino. Sansepolcro in particolare, cittadina toscana sul confine con l'Umbria, già denominata Borgo San Sepolcro, era una sosta d'obbligo per il viandante devoto poiché‚ conservava non solo il ricordo della venuta delle reliquie del Santo Sepolcro, ma anche perché‚ nel Duomo si venerava assiduamente, e si venera ancora oggi, il Volto Santo, una scultura lignea di epoca carolingia (sec. VIII-IX) di grande significato mistico.
La tradizione vuole infatti che la cittadina sia stata fondata nel 934 da Arcano e Egidio, pellegrini di ritorno da Gerusalemme. Un fatto miracoloso li avrebbe trattenuti qui fondando un oratorio per conservare le sacre reliquie. Il luogo era evidentemente frequentato, posto com'era al crocevia di due strade romane: quella che risaliva la Val Tiberina diretta a Rimini, e l'altra proveniente da Arezzo e indirizzata verso la valle del Metauro e Fano.
Se l'attuale viabilità e il bacino artificiale di Montedoglio, appena a nord di Sansepolcro, hanno cancellato le memorie della prima strada, quelle della seconda sono in parte ancora vive e costituiscono l'attrattiva di questa passeggiata di non breve durata ma certamente appagante per la diversità degli ambienti attraversati: dagli uliveti e dalle colline retrostanti la cittadina, alle cerrete e alle aride pendici della dorsale appenninica. Inoltre, se vi resterà tempo, i monumenti di Sansepolcro faranno da degno coronamento al vostro itinerario o vi convinceranno a iniziarne un altro: quello dedicato alle opere di Piero della Francesca.

Da Sansepolcro al passo delle Vacche e ritorno


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Itinerario pedonale con partenza e arrivo alla stazione Fs di Sansepolcro (linea Perugia-Sansepolcro in gestione alla Ferrovia Centrale Umbra). Si svolge sul versante idrografico sinistro della valle del Tevere, fino allo spartiacque appenninico. Adatto a camminatori allenati.

TEMPO DI PERCORRENZA (Escluse le soste). 8 ore e 20 minuti. La percorrenza può essere abbreviata se dal Passo delle Vacche si scende, lungo la Gea (Grande Escursione Appenninica), a Bocca Trabaria (m 1049, 1 ora e 30 minuti) e da qui, con autobus, si raggiunge San Giustino, altra stazione della ferrovia Sansepolcro-Perugia. Per informazioni sugli orari dei passaggi: tel. 075.8553384.
DISLIVELLO. 840 metri.
CONDIZIONI DEL PERCORSO. Strade campestri e sentieri.
SEGNAVIA. Bianco/rosso, numero 4 nel tratto di salita; 6 e 6a durante la discesa nel tratto di variante passante per Pischiano.
PERIODO CONSIGLIATO. Autunno, primavera.
INFORMAZIONI PRATICHE. Lungo il percorso non si trovano punti di ristoro o negozi per provviste. Acqua solo fino al Convento di Montecasale. In caso di pernottamento a Sansepolcro: Albergo La Balestra****, via dei Montefeltro 29, tel. 0575.735151; Albergo Fiorentino***, via Pacioli 60, tel. 0575.740370.
INDIRIZZI UTILI. Ufficio turistico di Sansepolcro, via della Fonte 5, tel. 0575.740536; Eremo di Montecasale, tel. 0575.749368.
BIBLIOGRAFIA. Aa. Vv., Vie di pellegrinaggio medievale attraverso l'alta Valle del Tevere, Petruzzi, Città di Castello, 1998.

Dal viale della stazione ferroviaria di Sansepolcro (alt. 330) si raggiunge porta Fiorentina, l'ingresso occidentale del borgo. La lunga via XX Settembre lo attraversa per intero, sull'antico tracciato della strada romana di valle.

1. Sansepolcro. Lo schema è quello classico delle città fondate: un incrocio di due strade maggiori, fra loro ortogonali, presso l'attuale piazza Torre di Berta; una fitta serie di strade minori che delimitano isolati lunghi e stretti; una serrata concentrazione di edifici nobili e chiesastici attorno al fulcro centrale del borgo; una cinta muraria di forma rettangolare, eretta nel XIII secolo ma potenziata sotto Cosimo I de' Medici ai primi anni del '500. La via XX settembre ospita, specie nel suo tratto orientale, dopo la piazza centrale, le facciate dei palazzi della nobiltà biturgense. La piazza Torre di Berta, ampia e luminosa, introduce a via Matteotti, sorta di prolungamento della piazza stessa dove prospettano i maggiori monumenti di Sansepolcro: il Duomo, risalente al XIV sec., che ospita il citato Volto Santo; l'attiguo palazzo delle Laudi, eretto alla fine del XVI sec., affine con le sue logge al palazzo vasariano di Arezzo; il dirimpettaio palazzo Aggiunti, sede del Museo Civico (dove si conserva la celebre Resurrezione di Cristo di Piero della Francesca), collegato con un arcone al palazzo Pretorio, distinguibile anche dagli stemmi in terracotta della facciata e oggi sede del locale Ufficio turistico. Non c'è tempo per altro e occorre sottopassare l'arco, proseguire diritto per piazza San Francesco e uscire dalla cerchia murata per la non più esistente porta del Castello.

Si imbocca subito via Francini (direzione Ospedale): dopo il numero civico 33 si nota la freccia che indica a sinistra il sentiero per Montecasale. In breve si raggiunge la chiesa di San Casciano e si cominciano a seguire le tacche bianco/rosse del percorso. Si coprono tranquille strade di campagna che aggirano le balze dei colli in un paesaggio alternato di prati, coltivi, uliveti, giardini e sparsi casali. Lontano, a una quota più alta, spesseggiano i boschi sotto la linea di crinale che ci divide dalle Marche. La strada bianca arriva alle case di Salaiolo (alt. 513), poi si continua su sentiero entrando nella valle del torrente Afra.

2. Una strada romana. Molti indizi hanno indotto gli storici a ritenere romano il tracciato di questa direttrice. Da Sansepolcro risaliva la valle dell'Afra, raggiungeva il crinale nella zona dell'attuale passo delle Vacche, quindi discendeva la valle del Metauro toccando la colonia di Tifernum Metaurense (Sant'Angelo in Vado). Collegava l'Etruria con i porti adriatici e, direttamente, con Fano (Fanum Fortunae). Circa il suo tracciato nella campagna dietro Sansepolcro, si sono avanzate diverse ipotesi ma non è escluso che essa seguisse molto da vicino quello del nostro sentiero poiché‚ sia San Casciano che Basilica (un toponimo che ricorre ben due volte nella bassa valle dell'Afra) farebbe pensare a un presidio tardo-romano o bizantino di controllo sui traffici.

L'itinerario scende nel fondovalle dove raggiunge la strada asfaltata (alt. 390). La si segue per circa un chilometro verso sinistra, fino all'altezza di un piccolo camposanto. Qui si lascia la strada e, verso destra, si inizia la salita all'eremo di Montecasale. Dapprima si lambisce la chiesuola di San Martino (alt. 424), poi si entra in un solco più ristretto dove la piccola strada bianca si trasforma in sentiero. Si affronta la pendice fra cerri e lecci, facendoci largo fra i pungitopo, fino a raggiungere il pittoresco eremo (alt.706), aggrappato alla montagna.

3. L'eremo di Montecasale. Si tratta di un insediamento monastico di antica origine, impiantato dai Camaldolesi sui resti di una fortezza, forse la Rocca d'Afra, abitata dai Bofolci. La ragione fu di offrire un conforto ai viandanti e con tale intento il cenobio crebbe fino a divenire un vero e proprio 'hospitale' per pellegrini. San Francesco lo frequentò con assiduità intorno al 1212 e a lui andrebbe il merito di aver rinvenuto, fra le macerie dell'antica fortezza, la statua lignea della Madonna che rappresenta oggi l'opera d'arte di maggior pregio dell'annessa chiesa. Nei pressi dell'eremo, una serie di percorsi conducono in pochi minuti ad altri luoghi mistici, fra cui il Sasso Spicco, un anfratto roccioso dove si tramanda che San Francesco facesse a gara con un usignolo nel tessere lodi al Signore.

Il cammino riprende dal piazzale soprastante l'eremo (parcheggio e fontana). Le frecce invitano a proseguire e superata la Casa d'ospitalità francescana, si entra di nuovo nel bosco; si lascia a sinistra la direzione per Montagna (dalla quale torneremo) e si mantiene il segnavia 4. Si sale su un percorso che presenta ancora qualche pietra da taglio affiorante dal terriccio. Forse sono quei cospicui tratti 'selicciati' cioè selciati, che deponevano per un'origine molto antica, notati nel 1775 dal conte Giuseppe Zanchi perlustrando il percorso.
Quando la visuale s'allarga uscendo dal bosco si è in prossimità del crinale. Si passa un cancello e al vicino bivio (alt. 820) si prende a sinistra, raccordandoci alla linea di cresta. La valle che compare sulla nostra destra è quella umbra di Cospaia, legata a un paradosso geografico che vale la pena di raccontare.

4. La repubblica di Cospaia. L'unica norma vigente è ancora scritta sull'architrave della chiesa di questo piccolo villaggio: Perpetua et firma libertas. Una libertà conquistata non a colpi di cannone ma a causa di una banale svista topografica. Quando nel 1441, papa Eugenio IV, protetto dai Medici, dette in pegno le terre di Sansepolcro a Firenze, i dubbi sorti sull'omonimia di due corsi d'acqua paralleli determinarono una curiosa situazione confinaria che mise il piccolo borgo di Cospaia in una sorta di "terra di nessuno". Approfittando della situazione i cospaiesi si proclamarono indipendenti e nessuno, fino al 1826, contestò questo stato di fatto. In quell'anno la piccola repubblica, divenuta ricetto di contrabbandieri e malfattori, fu soppressa e il territorio quasi tutto incorporato allo Stato Pontificio. Per compenso gli abitanti mantennero il privilegio di coltivare tabacco, prodotto dal quale avevano derivato la loro ricchezza.
Seguendo il cammino si nota come l'erosione abbia portato allo scoperto gli strati di arenaria. La vegetazione è rada e l'esposizione al sole rende questo versante particolarmente arido. Siamo ormai sotto il Poggio della Rocca (m 1006) e curiose impronte concave, formate dallo sfogliamento della roccia, segnano la via da seguire. Sulla vetta, se si avesse la pazienza di esplorare, si scoprirebbe ancora qualche brano di muro della Rocca Filippina fatta costruire dal fratello di Enrico I all'inizio del X secolo.
Aggirato il Poggio si perviene a un crocevia segnalato di sentieri: a sinistra quello di Pischiano, che seguiremo al ritorno; a destra una pista forestale che torna a valle; diritto la nostra via (direzione Bocca Trabaria), che attraversa una zona recentemente deforestata riprendendo poi la dimensione del sentiero, ben protetto dalle ombre del bosco. Non si sale più. Ciò rivela la vicinanza al valico, cui si giunge in modo quasi inatteso.

5. Il passo delle Vacche (alt. 1149). Deve questo nome al passaggio delle mandrie transumanti nei lunghi spostamenti invernali verso i pascoli della Maremma: una delle molte funzioni di questa antica strada. Le altre inerivano il commercio. Nella seconda metà del XIV secolo di qui transitavano pelli, provenienti dalle coste dalmate, portate da carovane di muli. Nel XVIII secolo il procaccia, sorta di corriere postale del Granducato, stabiliva un contatto diretto fra Livorno e Ancora transitando proprio su queste impervie balze. Il passo annovera fra i suoi viandanti anche un nome illustre, quello di Montaigne, di ritorno da Loreto il 30 aprile 1581, cioè in senso contrario a quello della nostra marcia. Al proposito egli annotò nel suo Diario: "Dopo pranzo procedemmo dapprima per una stradetta sassosa e selvaggia, e poi prendemmo a salire un alto monte per due miglia di salita e quattro di discesa: la strada, tutta scaglie di rocce e noiosa, ma non pericolosa o tale da incuter paura, non essendo i precipizi tagliati sì a picco che la vista non abbia ove sostenersi.(_)
"Scendendo dal passo si offriva ai nostri occhi una grande amenissima piana percorsa dal Tevere e altri monti al di là: un panorama non dissimile da quello che gode, nella Limagne d'Auvergne, chi scende dal Pui de Domme a Clemont. (_) Per cena venimmo a Borgo San Sepolcro".
A partire dal XVIII secolo, aretini e urbinati, prefigurando un collegamento carrozzabile transappenninico tornarono sulle tracce di questa strada romana. Si intendeva collegare con una strada "calessabile" il porto di Ancona a quello di Livorno con ovvio vantaggio dei commerci e delle comunità locali toccate dal percorso. Ci furono contatti, perlustrazioni, ipotesi di tracciato ma tutto resto solo impresso sulla carta.
Neppure Napoleone, che in campo stradale già aveva posto mano a opere come il Sempione o la Cisa, riuscì nell'intento. Il suo decreto del 4 febbraio 1809 raggiunse solo l'obiettivo di ottenere un progetto dettagliato di una strada transappenninica dalla valle del Tevere a Fossombrone e Fano, passante appunto su queste montagne. La sua breve meteora e varie dispute locali, mosse da pretese di campanile, spinsero poi per scelte differenti, privilegiando nel 1829 il non lontano valico di Bocca Trabaria, la cui rotabile fu aperta nel 1839.

La visuale dalla sommità non è delle migliori: sul versante marchigiano si scorge solo un laghetto per la pesca sportiva. Più interessanti gli imperituri cippi confinari: uno lo si scopre a circa 20 metri dal segnavia del passo, riporta l'anno 1789. Il vicino Poggio dei Tre Termini (alt. 1173) ha un nome che tradisce la sua funzione di limite fra gli Stati preunitari: il Ducato d'Urbino, lo Stato Pontificio, il Granducato di Toscana.
Ora possiamo anche variare il cammino del ritorno cercando le tracce più antiche di questa vecchia mulattiera. Il sentiero coperto all'andata, specie nell'ultimo tratto, ha un carattere escursionistico e non ripercorre esattamente quello che le mappe storiche indicano come il più antico, probabilmente restaurato dai Capitani di Parte Guelfa Fiorentini nel 1769.
Difatti basta dare un'occhiata attenta e notare che qualche metro più avanti dal punto di valico, sempre restando sul versante toscano, si scorge la sagoma di un tracciato con una serie di tornanti. Sebbene abbandonato rivela ancora sotto un denso strato di humus naturale qualche brandello "di selice con sassi per coltello e a filari". Si sono conservati soprattutto i filaretti esterni di pietre squadrate che servivano da consolidameto a tutta la massicciata. Eccoci dunque sulla vecchia mulattiera che possiamo, abbastanza intuitivamente, percorrere a ritroso fino all'incrocio del sentiero per Pischiano.
La variante per questo villaggio allunga di un poco il cammino (valutate la cosa in ordine al tempo a disposizione) ma consente nuove vedute. Occorre seguire il segnavia 6 fino alla fontana sopra le prime case di Pischiano (alt. 748) e quindi l'altro segnavia 6a. Quest'ultimo indica un bel sentiero di mezzacosta sulla valle dell'Afra; dopo tortuosi giri in un ambiente solitario e selvaggio riporta all'eremo di Montecasale. A quel punto non resta che tornare sui vostri passi fino a Sansepolcro.

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